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In questi ultimi anni ci siamo trovati immersi in un deciso cambio epocale, senza avere probabilmente il tempo di poterci preparare adeguatamente: la tecnologia è entrata a far parte in modo integrale della nostra vita e di quella dei bambini. I genitori ovviamente si pongono di fronte a ciò tante domande: è giusto che i bambini già dalla tenera età giochino con il cellulare o con il tablet? Guardino la Tv e per quante ore al giorno? Quali programmi? ecc….

Naturalmente ci sono diverse correnti di pensiero al riguardo e anche contrastanti tra loro, ma una cosa che non si può di certo non considerare in qualsiasi caso, è che l’avvicinarsi dei bambini e dei ragazzi alle nuove tecnologie è inevitabile, in quanto loro sono “nativi digitali” e questa condizione non deve essere ostacolata poiché sono nati dentro la tecnologia, l’hanno assorbita. Una cosa completamente diversa e importante è invece il fatto che essi siano guidati verso un uso più consapevole, compito questo che spetta in primo luogo ai genitori e agli adulti di loro riferimento.

USARE LA TECNOLOGIA – Pro e contro

Quando cominciare? Non prima dei 6 anni – Vediamo perché

I bambini più piccoli, parliamo della fascia di età da 1 a 4 anni hanno una precoce capacità di apprendimento nell’uso delle tecnologie e dispositivi tattili, li usano senza nessuna difficoltà, imparano l’alfabeto, nuovi vocaboli e linguaggi, giocano, disegnano, in questo ultimo caso appunto, il tablet è uno strumento meraviglioso per poter disegnare, giocare ed imparare, ma un foglio di carta bianco e un pennarello sono sicuramente strumenti migliori di creatività e di stimolo alla ricerca di nuove forme di espressione individuale.

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L’importanza del fare e del movimento

Il periodo evolutivo della prima infanzia rappresenta una tappa fondamentale nella formazione del cervello poiché, il bambino, nel corso del suo sviluppo, ha bisogno di fare esperienze tattili e motorie affinchè possano svilupparsi le aree che rappresentano il punto di partenza per la maturazione delle aree che riguardano il linguaggio e del pensiero complesso.

La mente del bambino è concreta, basata su una diretta interazione, su una serie di tentativi anche infruttuosi, che lui stesso promuove e non prefigurati dal programma. Comprendere il significato delle azioni che si osservano mentre sono eseguite non è attività intellettuale ma un meccanismo automatico e quindi, un bambino che osserva un adulto compiere un’azione, in modo adeguato, quindi lento e preciso, ha la possibilità di assorbire i gesti che vede compiere, soprattutto se finalizzati, come se entrambi i cervelli fossero collegati tra loro ed entrassero in risonanza. Il bambino si muove in un contesto sociale dove l’imitazione è la base dell’apprendimento, assimila ciò che vede, ciò che fa e nel modo in cui si muove. Detto ciò, in questa prima fase, la tecnologia è deleteria perché tende a veicolare movimenti al solo “sfiorare e toccare”, tende ad isolare perché utilizzata in modo individuale (personale computer) e il gesto sullo schermo non ha una finalità che si possa riuscire a comprendere o vedere con estrema chiarezza, contrariamente al gesto concreto di una serio di cubi da impilare uno sopra l’altro.

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E’ IN FAMIGLIA IL PRIMO CONTATTO CON LA TECNOLOGIA

Il primo luogo in cui avviene il primo contatto con la tecnologia è senza dubbio la dimensione familiare ed è quindi di fondamentale importanza la partecipazione educativa dei genitori all’esperienza digitale dei figli.

Al di là della propria simpatia o antipatia che si provi per gli strumenti tecnologici, sia di vecchia che di nuova generazione, è bene riconoscere l’importanza e le potenzialità che questi strumenti hanno per i figli e, per questo, ci si deve impegnare affinchè vengano utilizzati con consapevolezza.

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I genitori devono fornire ai figli gli strumenti necessari per imparare a utilizzare questi mezzi con la quale loro entrano in contatto ogni giorno, ma al tempo stesso lasciare anche le indicazioni utili per tutelarsi da rischi o pericoli. Responsabilizzare un ragazzo significa motivarlo ad un uso più consapevole di questi strumenti.

Dai 6 anni in poi: dialogo aperto e valori

Bisogna educarli a utilizzare questi strumenti con intelligenza e consapevolezza, senza eccessi e con determinati limiti a seconda dell’età. Importante non precluderglieli né utilizzarli in quanto, se ciò è possibile farlo in ambito familiare, non lo è al di fuori, essendo oramai queste diffuse in ogni contesto: impedirne l’utilizzo significherebbe privarli di strumenti conoscitivi fondamentali per tutelarsi dai rischi e pericoli in cui si può incorrere.

L’educazione al corretto uso della rete è la soluzione più impegnativa, ma anche la più efficace.

Ogni genitore dovrebbe riuscire a spiegare ai propri figli, fin dalla più tenera età, come funziona internet e i possibili rischi. Avere una relazione aperta in famiglia è un aspetto determinante, in quanto molto spesso si sta al computer o si gioca ai videogiochi in solitudine e questo finisce per sostituire relazioni con i coetanei o con gli adulti di riferimento creando un “ambiente” personale e blindato. Come spesso accade alla base di ogni dipendenza, ci sono solitudine, angosce da sedare e problematiche profonde, che andrebbero analizzate, quindi è importante creare un ”controambiente”.

Il “controambiente”, così come i vari accordi di cui parleremo più avanti, hanno bisogno di continui adeguamenti che seguono la crescita dei figli. E’ importante trasmettere valori importanti quali libertà e privacy, cosa mostrare e cosa no.

Non dobbiamo certo demonizzare la tecnologia in quanto è uno strumento utile, interessante e divertente, che può essere condiviso con i genitori durante il periodo di crescita, offrendo gli stessi strumenti per intervenire sia sul piano psicopedagogico che su quello tecnico. Il segreto è mettersi davanti allo schermo con loro, in modo da rompere il rapporto “uno a uno” dell’adolescente con il pc, che è sterile e privo di emozioni, trasformandolo in un a relazione “a tre”, rendendola di fatto più critica e meno asettica. Avere un dialogo con i genitori, o sapere che quando si vuole comunicare qualcosa la porta è sempre aperta, può sicuramente aiutare.

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REGOLE UTILI

  • avere coni figli una comunicazione improntata sulla fiducia, interessandosi a come utilizzano i media e discuterne con loro
  • farsi spiegare o chiedere cosa significa per loro il fascino dei media o le loro paure
  • in quanto genitori, di tanto in tanto, sarebbe il caso di vedere i contenuti postati in rete dai vostri figli
  • stabilire degli accorsi in quale odo accompagnarli all’utilizzo dei media digitali
  • non vietare l’uso del pc per non innescare rabbia e frustrazione
  • almeno fino all’adolescenza, non mettere una connessione internet nella cameretta dei figli
  • gli smartphone che hanno la navigazione online non devono essere disponibili di notte
  • i filtri, cioè sistemi in grado di bloccare in modo automatico l’accesso a contenuti o all’uso di determinati servizi, possono essere utili, ma sono facilmente aggirabili

IL SENSO DEL PUDORE: VALORE ANTICO?

E’ altresì importante parlare e spiegare ai propri figli “il Senso del Pudore”, un valore che sembra decisamente antico ma che invece parla del rispetto di sé, della propria intimità che va assolutamente protetta, che contrasta con l’inspiegabile e inconsapevole bisogno di mostrarsi agli altri, anticipando tappe e accelerando passaggi fondamentali di crescita, per poi ritrovarsi disorientati ed anche un po’ annoiati, senza più aspettative e sogni da inseguire.

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