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Affrontiamo quest’oggi l’argomento di dover “sbagliare per crescere”, cosa che costituisce per il bambino un passaggio obbligato nel suo costante processo di crescita.

Considerato che nella società attuale il modello educativo si basa nell’avere tanti impegni con tanti risultati da dover raggiungere, facendo accrescere il livello di competizione e di conseguenza, purtroppo, la necessità di non dover sbagliare.

Nel cervello di ognuno di noi ci sono dei neuroni che registrano le decisioni prese, giuste o sbagliate, valutano le conseguenze e in caso di errore a non ripeterle.

A partire dai due anni, nel bambino inizia a montare la voglia di autonomia, di iniziare a considerare principalmente l’”io”, a vedersi e riconoscersi allo specchio, a prendere coscienza del proprio corpo, sovrastato finora dalla grandezza degli adulti. Infatti, di solito o molto spesso, gli adulti tendono a svolgere o compiere ogni cosa per conto dei bambini, a correggerli al primo errore, tanto che a volte non hanno neanche il tempo di sbagliare.

Ovvio che il bambino ha bisogno dei propri genitori, quale punto di riferimento stabile e rassicurante, ma da un altro lato questa sua dipendenza cozza con il suo desiderio di autonomia che contraddistingue ogni naturale crescita.

Ed è proprio in questo istante che il bambino incontra l’errore, apprendendo l’autonomia.

Il bambino si stacca dalle braccia della mamma attratto e incuriosito dal mondo nuovo, cade e si rialza, acquisendo in questo modo un graduale equilibrio. Se si lascia fare, il bambino, gradualmente diventa consapevole di questo processo, impara ad affrontarlo e a non essere spaventato dal rischio di cadere, inciampare o farsi male, supera l’errore naturale di incrociare i piedini, si rialza e continua, sviluppando così l’auto-giudizio, l’autovalutazione senza dipendere necessariamente dall’adulto.

Viene da se che “non commettere errori potrebbe essere l’errore peggiore” !!!

Un errore insegna molto di più di quanto faccia il successo, ed ogni errore va compreso e analizzato perché rappresenta una meravigliosa e straordinaria opportunità per crescere e progredire.

Solamente facendo nuove esperienze e rischiando si commettono errori: ricevere suggerimenti e consigli è importante, ma poi bisogna sperimentare concretamente per capire e comprendere il lato giusto o sbagliato delle proprie azioni.

Proprio quando siamo messi alla prova, quando non riusciamo, possiamo vedere e valutare dove abbiamo sbagliato, scoprendo di più su noi stessi, i nostri punti di forza e debolezza, su ciò che vogliamo o non vogliamo fare.

IL GENITORE NON CORREGGE…….ACCOMPAGNA.

Si è sempre detto che l’esperienza è la più grande maestra di vita, in questo momento della vita del bambino, l’adulto deve solo fornire al piccolo l’ambiente adeguato e i giusti strumenti per sperimentare e imparare da solo, senza intervenire. Rispetto a diversi anni fa, la società è cambiata in modo radicale, si diventa genitori più tardi e molto spesso di un solo figlio, ed in questi casi si tende ad accontentarlo sempre o quasi sempre, ritenendo che far rispettare le regole o dire semplicemente “no”, possa arrecare al bimbo stesso un dispiacere o addirittura far sorgere dei traumi. E’ tutto il contrario, le regole non sono altro che sponde rassicuranti entro i quali crescere.

Si tende a proteggere oltre il dovuto, lasciando così i piccoli in uno stato di passività e inconsapevolezza che non aiuta l’autonomia, l’emancipazione e di conseguenza la crescita.

Sbagliare aiuta a:

  • capire che bisogna fermarsi e riproporre ciò che si sta facendo
  • avere empatia
  • conoscere se stessi
  • assumere un lato più umano e flessibile
  • comprendere di più ciò che si vuole
  • superare le frustrazioni acquisendo strumenti validi per superare i momenti critici

 

L’ERRORE RIFLESSO NELLE PAROLE DEL GENITORE

Bisogna fare molta attenzione alle parole che vengono dette ai più piccoli, quelle che giudicano, quelle che “scappano” ad un genitore che possa essere stanco, nervoso o che ha fretta, del tipo “sei un disastro, combini sempre guai, non imparerai mai nulla, ecc…”

Evitare di assegnare delle etichette a dei ruoli o gesti negativi, possono predisporre al loro ripetersi, in quanto le parole del genitore sono importanti, criticare non rende i bambini più forti, ma tutt’altro, minano la certezza del loro valore personale.

L’adulto, in questa relazione con il proprio piccolo, deve riconoscere di non essere perfetto, di poter sbagliare, di sapere il concetto di sbagliare, solo in questo modo potrà egli stesso evolversi migliorando, riuscendo così a trasmettere qualcosa di importante al bambino.