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Molti bambini mordono, soprattutto nella fascia di età 1 – 3 anni e vediamo come possiamo gestire questo fenomeno che è fisiologico ma passeggero.

E’ un problema diffuso ed è quello che più allarma i genitori con reazioni a volte forti fra adulti e bambini, perché probabilmente il morso è il comportamento che meno porta alla socializzazione, specie fatto in pubblico. Il comportamento degli adulti ovviamente cambia, a seconda che il proprio figlio sia ” vittima o carnefice” del gesto: i genitori dei bambini che ricevono il morso si arrabbiano, in quanto reputano il loro piccolo vittima di un bambino molto aggressivo, dall’altra parte invece, al contrario gli altri, vivono un profondo senso di colpa e a volte, usano dei metodi poco efficaci per cercare di farlo smettere.

Questo è un fenomeno che non possiamo ignorare!!!!

Prima di tutto è importante comprendere che questo atteggiamento è fisiologico e passeggero, in quanto relativo ad una precisa fase di crescita del bimbo e il morso è una normale fase appunto della sua crescita.

Ovviamente non tutti ne sono colti, ma molti si e, un bambino che morde, non può essere ignorato, ma è altrettanto vero che essi lo fanno per ragioni differenti, senza naturalmente la cattiveria intenzionale.

Vediamo ora per quale motivo un bambino morde

Entro il primo anno di età lo fanno esclusivamente per conoscere, infatti come già detto in un nostro precedente articolo, a partire di 6-8 mesi, tendono a portare tutto in bocca, ed è il loro modo per esplorare il mondo attraverso questo organo di senso. Ciò riguarda non solo le cose, ma anche i loro stessi coetanei, infatti non è raro vedere che due bambini si “assaggiano” a vicenda, per vedere l’effetto che fa.

Di conseguenza il morso è il provare a scoprire quale reazione provoca, la risposta della “vittima” metterà fine a questo esperimento, in quanto non è una cosa piacevole e il bambino lo impara.

In questa fase il morso è un impulso, cioè, il bambino che compie l’azione di mordere non ha di certo intenzione di fare male, ma lo fa esclusivamente per imparare.

Passato l’anno di età, questo modo di comportarsi si trasforma invece in una comunicazione del bambino al suo simile, come per rivendicare un gioco oppure uno spazio o, altro ancora, per essere lasciato in pace e più cresce il bambino, più il morso viene usato soprattutto quando esiste frustrazione, disagio e insoddisfazione.

Solamente dopo i 2 – 3 anni il morso diventa un modo per esprimere le proprie emozioni e può essere utilizzato come metodo per intimidire l’altro.

Anche perché, non tutti i bambini esprimono le loro emozioni con capricci o piangendo: il bambino che morde sta sperimentando come riuscire a risolvere un rebus che gli porta tensione, non trovando la via di uscita. Ma il morso non sempre è visto come una cosa negativa, infatti il bambino a volte può utilizzare questo mezzo per condividere una gioia pazzesca, che non avendo ancora metodi linguistici o affettivi, la esprime mordendo. Questo può succedere quando magari sta giocando con la mamma o altro suo simile, a sbaciucchiarsi e poi d’improvviso scatta il morso.

Un bambino che morde: che fare?

Se ciò accade, come tante altre cose eventualmente spiacevoli, evitate di sgridarlo o mortificarlo in pubblico, vedersi sgridato lo porterà ad accumulare maggiore stress e rabbia, quindi di seguito, suggeriamo alcune strategie per evitare che lo faccia o che impari a non farlo mai più:

  • Fare delle pause nel corso delle sue attività oppure portarlo a cambiare gioco, in modo che lui non accumuli troppa tensione, riposare anche solo per pochi istanti gli farà bene
  • Farlo esprimere con le parole, aiutarlo anche suggerendole o dicendole al suo posto
  • Portarlo a sperimentare nuovi comportamenti: mentre sta per mordere, chiedere di abbracciare o dare baci
  • Se il morso è stato già dato, occuparsi in primis della “vittima”, dimostrerete che mordere non è il modo giusto per avere attenzione
  • Dare un’istruzione chiara e semplice ogni volta che lo fa, senza alzare i toni della voce, ma pacatamente avvicinate una mano verso la bocca dicendo lui che non si fa, in quanto i morsi fanno male
  • È importante e fondamentale, anche se difficile, che tutte le persone che ruotano intorno alla figura del bambino (genitori, nonni, educatrici d’infanzia, baby sitter, ecc…) diano sempre messaggi coerenti al piccolo

Comportamenti da non fare

  • Mai restituire il morso dato, l’adulto a volte lo fa per fargli capire il male che si prova, ma contrariamente, il piccolo potrebbe interpretarlo come un gioco, se fatto anche da un adulto
  • Non farlo neanche come gioco affettuoso: sappiamo che è difficile resistere dal mordere le cosce cicciottelle o le guance paffute di un pargolo, ma lui potrebbe interpretarlo come una modo di relazione e apprenderlo come tale, cosa che lo porterebbe poi a farlo con altre persone
  • Non metterlo mai in castigo se la cosa succede, in quanto soprattutto nella primissima infanzia, non avrebbe nessun effetto e susciterebbe in lui solamente sensi di colpa che è bene evitare, in quanto non ancora in grado di capire

 Quindi scongiuriamo subito l’idea che un bambino che morde sarà in futuro un violento o non portato alla socializzazione, è un comportamento che va gestito e controllato ma che sparirà con la sua crescita. I bambini hanno il diritto e la facoltà di sperimentare di continuo, esplorare, con gli adulti che devono svolgere un ruolo di presenza e di rispetto e non che li giudichino ad ogni movimento, osservando come si sviluppano le dinamiche infantili, intervenendo solo se si intravede una difficoltà reale e non con eccessi di interventismo.

A volte però, questo gesto, può essere un’avvisaglia di un disagio più significativo, specie se il bambino non è più così piccolo, magari dovuto ad una situazione nuova personale o familiare che lo induce a questo: ecco, in questi casi, è consigliabile consultare una figura di supporto per la risoluzione del problema.